02:12

Palermo: Recuperate due Importanti Reliquie
Sicilia 242 - Sicilia 24 TV
Beato Matteo Guimerà di Agrigento Vescovo
Festa: 7 gennaio
Agrigento, 1377 - Palermo, 7 gennaio 1450

Nacquead Agrigento dalla famiglia Guimeráverso il 1377e ancor giovane entrò tra i Frati Minori. Fu amico e compagno di san Bernardino da Siena. Aderìal movimento di riforma dell’Osservanza che diffuse principalmente in Sicilia, dove fondò parecchi conventi. Predicò per tutta Italia, raccogliendo copiosi frutti e acquistandosi fama disantità per l’esemplarità della vita e il dono dei miracoli. Nominato vescovo di Agrigento, per leaspre opposizioni incontrate tra il clero e la nobiltà, tre anni dopo rinunciò all’ufficio e si ritirò nel convento di Santa Maria di Gesù a Palermo. Morì il 7 gennaio 1450.Fu beatificato da Clemente XIII il 22 febbraio 1767.
Etimologia: Matteo = uomo di Dio, dall'ebraico
Martirologio Romano: A Palermo, transito del beato Matteo Guimerá, vescovo di Agrigento, dell’Ordine dei Minori, cultore e propugnatore del Santissimo Nome di Gesù.
Il Beato Matteo Gallo de Gimena nacque in Agrigento, nel quartiere detto Rabbato, e, probabilmente, nell'attuale via Arco di S. Francesco di Paola - ove tradizionalmente una casa, quasi addossata alla abside della chiesa dei Minimi, veniva e viene indicata come quella nativa tra gli anni 1376 e 1377.
Entrò nell'Ordine serafico nel 1391-92 nel convento di S. Francesco d'Assisi di Agrigento dove emise la professione religiosi nel 1394.
Inviato a Bologna per gli studi teologici, li coronò a Barcellona dove probabilmente conseguì il titolo di Magister e fu ordinato Sacerdote nel 1400. Cominciò il suo apostolato di predicatore in Tarragona nello stesso anno; negli anni 1405-1416, come maestro dei novizii o magister professionis, visse nel convento di S. Antonio in Padova donde poi tornò in Spagna e vi dimorò sin verso la fine dei 1417, come risulta dalla lettera del re Alfonso, data il 28 novembre 1417, che spiega anche il motivo del suo rientro in Italia: il suo desiderio di incontrarsi con S. Bernardino da Siena, di conoscere il movimento dell'Osservanza e di parteciparvi.
Il movimento francescano dell'Osservanza (perché si intendeva osservare la primitiva regola di S. Francesco, senza attenuazioni), sorto nel secolo XIV, si organizzò e diffuse nel secolo seguente, sotto la guida di S. Bernardino degli Albizzeschi di Siena (1380-1450) che ebbe come suoi validi cooperatori S. Giovanni da Capestrano (1386-1456), Alberto di Sarteano (1385-1459), S. Giacomo della Marca (1394-1476), e il Beato Matteo di Agrigento (1376-1450).
S. Bernardino e il Beato Matteo si incontrarono in Italia nel 1418, forse a Mantova durante il Capitolo Generale e il nostro aderì all'Osservanza.
"Egli era allora sui 40 anni - come nota il p. Serafino (nel pieno vigore delle sue energie, temprato nella pratica della virtù a tutta prova, ricco di un non comune patrimonio culturale e religioso, e soprattutto di una grande esperienza umana e religiosa per cui, alla sequela del Senese, non gli fu difficile progredire... distinguendosi per santità e zelo per la salvezza delle anime".
Fino a pochi decenni addietro, pur conoscendosi la fama del Beato Matteo come predicatore, si ignoravano i suoi scritti, perfino le lettere che certamente egli aveva indirizzato ai sovrani di Aragona, a S. Bernardino e ad altri.
Nel 1960 il p. Agostino Amore ofm pubblicò i "Sermones varii” che erano stati inseriti in un codice di S. Giovanni da Capestrano e venivano a lui attribuiti". In tutto sono 33 discorsi.
Altri 44, in seguito, ne sono stati scoperti dal p. Serafino M. Gozzo nel codice 18-II-3 della Biblioteca vescovile di Nocera.
Il p. Serafino li trascrisse e li preparò per la stampa, ma non potè pubblicarli perché prevenuto dalla morte.
Nel suo volume "Ricerche e Studi” più volte citato, ne fornisce un elenco.
I sermoni, parte scritti in volgare, parte in latino, commentano, in genere, un testo biblico dividendone la trattazione in due, tre o più punti.
A volte il sermone è tutto svolto, esteso nelle argomentazioni e corredato anche da alcune didascalie sul modo di recitarlo; a volte si tratta di appunti e quasi di una scaletta degli argomenti più importanti.
Mostrano però tutti la scienza del predicatore, la logica delle sue argomentazioni, la praticità delle conclusioni, lo zelo apostolico e molto spesso anche l'intimo sentire del santo.
Nel 1425 il papa Martino V concesse al Beato Matteo di fondare dei conventi dell’Osservanza. Tra questi citiamo quello di S. Maria di Gesù di Messina, di Palermo, di S. Nicolò di Agrigento, di S. Vito ivi, di Cammarata, di Caltagirone, di Siracusa. Così anche in spagna fondò due conventi a Barcellona.
Nel suo ordine fu vicario provinciale nel 1425-27, poi nel 1428-30. Nel 1432 fu nominato Commissario Generale della provincia di Sicilia, carica durata fino al 1440.
Nominato vescovo di Agrigento da papa Eugenio IV il 17 settembre 1442, venne consacrato il 30 giugno 1443 nella chiesa madre di Sciacca dal vescovo Nicola ausiliare dell’arcivescovo di Palermo.
Per la sua generosità verso i poveri venne accusato, da una parte del clero che lo avversava, presso la Santa Sede di dilapidare i beni della Chiesa, infatti secondo varie testimonianze egli rinunciò a tutti i proventi ecclesiastici in favore dei poveri, riservandosi soltanto lo stretto necessario per se e per quelli che lo coadiuvavano. Oltre a questo venne accusato calunniosamenti di godere di una donna carnalmente. Nel processo svoltosi alla corte pontificia si dimostrò l’innocenza del Beato e il papa lo assolse da ogni accusa e gli confermò la sua fiducia restituendogli la sede episcopale.
Ma la persecuzione non cessò, tanto che il Beato, dopo essersi consigliato anche con S. Bernardino da Siena, rinunziò al vescovado.
Morì in Palermo il 7 gennaio 1450. la gente lo onorò subito per la sua santità e tale cultò continuò nei secoli seguenti tanto si iniziò il processo diocesano di beatificazione nel 1759 ed il culto venne riconosciuto dalla Chiesa con decreto del 21 febbraio 1767, approvato da papa Clemente XIII.
La memoria si celebra l’8 febbraio.
Autore: Raimondo Lentini

2634
Irapuato shares this

A celebration was held in Palermo to seal the shrines containing the bodies of the two holy friars who lived in Palermo in the 15th and 16th centuries.
The occasion once again highlights the commitment, duty, and urgency of rebuilding the church, which was almost completely destroyed, to the attention of the community and institutions. The convent, located at the foot of Mount Grifone and fortunately spared from the flames, will once again house the holy relics of Saint Benedict the Moor and Blessed Matthew of Agrigento, which were also damaged in the terrible fire two years ago. The mortal remains will once again be available for veneration by the faithful every day from 9:00 am to 12:00 pm and from 4:00 pm to 6:00 pm.
"I still remember that fiery July a couple of years ago," commented the Archbishop of Palermo, Monsignor Corrado Lorefice, "but I have always told people that our duty is to remain holy in the faith because, even if we were unable to have their bodies returned in their entirety, what we receive today from Saint Benedict the Moor and Blessed Matthew of Agrigento, whose life was similar to that of the Lord, is a great sign of encouragement and a great life lesson."
For Fra' Antonino Catalfamo, Provincial Minister of the Friars Minor of Sicily, the city of Palermo's experience was an important moment for those who believe in the testimony of the saints: "Today," he explained, "has provided us with a unique opportunity to rediscover the figures of these two saints and the bodies they gave us to proclaim the Gospel. Benedict tells us, 'Return to being minors.' Blessed Matthew tells us, 'Go and evangelize everyone in the manner of Saint Francis of Assisi.'"
Also present at the ceremony was Antonio Piraino, a member of the Sicilbanca Board of Directors. Through his cultural institution, the Sicania Foundation, he has made a fundamental contribution to the rebirth of what is considered a symbol that embraces history, memory, and spirituality, thus fully embodying the spirit of community banks.
The relics' return home would not have been possible without the experts Lineo Tabarin, restorer of the relics, and Rosaria Di Salvo, anthropopathologist, who illustrated the complex consolidation processes and conservative treatments that involved the bones and tissues of the two saints to enable their recovery.
Saint Benedict the Moor was canonized on May 24, 1807, by Pope Pius VII and is now co-patron saint of the city of Palermo along with Saint Rosalia. Blessed Matthew of Agrigento, on the other hand, not only founded the Convent of Santa Maria di Gesù back in 1426 but is also remembered for his work as an animator and propagator of the reform movement of the Franciscan Observance in Sicily. He was also bishop of Agrigento from 1442 to 1445.

198

Tornano a S. Maria di Gesù di Palermo le …
Si è svolta sabato scorso, a Palermo, la celebrazione con la quale si sono posti i sigilli alle teche che custodiscono i corpi dei due santi frati vissuti a Palermo nel XV e XVI secolo.
L’occasione pone ancora una volta all’attenzione della collettività e delle istituzioni l’impegno, il dovere e l’urgenza di ricostruire la chiesa, andata quasi completamente distrutta. Il convento, situato ai piedi del monte Grifone e fortunatamente scampato alle fiamme, tornerà ad ospitare le sante reliquie di San Benedetto il Moro e del Beato Matteo da Agrigento, anche queste danneggiate dal terribile rogo di due anni fa. I resti mortali potranno nuovamente essere venerati dai fedeli tutti giorni dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 18.
“Ricordo ancora quel luglio di fuoco di un paio di anni fa – ha commentato l’Arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice – ma ho sempre detto alla gente che il nostro compito è restare santi nella fede perché anche se non abbiamo potuto riavere integralmente i loro corpi, quello che riceviamo oggi da San Benedetto il Moro e il Beato Matteo da Agrigento, la cui vita fu simile a quella del Signore, è un grande segnale di incoraggiamento e una grande lezione di vita”.
Per Fra’ Antonino Catalfamo, Ministro Provinciale Frati Minori di Sicilia, quello vissuto dalla città di Palermo è stato un momento importante per chi crede nella testimonianza dei santi: “La giornata di oggi – ha spiegato – ci ha fornito un’occasione unica, quella di riscoprire maggiormente le figure di questi due santi e dei corpi che ci hanno donato per annunciare il Vangelo. Benedetto ci dice ‘Ritornate ad essere minori’. Il Beato Matteo ci dice ‘Andate ed evangelizzate tutti alla maniera di San Francesco d’Assisi’”.
Alla cerimonia erano presenti anche Antonio Piraino, membro CDA Sicilbanca che, attraverso la sua istituzione culturale che è Fondazione Sicania, ha fornito un contributo fondamentale alla rinascita di quello che è considerato un simbolo che accoglie storia, memoria e spiritualità, interpretando così a pieno lo spirito delle banche di comunità.
Il ritorno a casa delle reliquie non sarebbe stato possibile senza gli esperti Lineo Tabarin, restauratore delle reliquie e Rosaria Di Salvo, antropatologa, i quali hanno illustrato i complessi processi di consolidamento e i trattamenti conservativi che hanno interessato ossa e tessuti dei due santi per consentirne il recupero.
San Benedetto il Moro fu canonizzato il 24 maggio 1807 da papa Pio VII ed oggi co-patrono della città di Palermo assieme a S. Rosalia. Il Beato Matteo da Agrigento, invece, non solo fondò il Convento di Santa Maria di Gesù nel lontano 1426 ma è ricordato per la sua azione di animatore e propagatore del movimento di riforma dell’Osservanza francescana in Sicilia. Fu inoltre vescovo di Agrigento dal 1442 al 1445.

One more comment from Irapuato

San Benedetto Manassari, detto il Moro Religioso dei Frati Minori
Festa: 4 aprile
San Fratello, Messina, 1526 - Palermo, 4 aprile 1589

Copatrono - con santa Rosalia - della città di Palermo, Benedetto Manassari nacque a San Fratello (Messina) nel 1526 da genitori discendenti di schiavi africani. A 21 anni entrò in una comunità eremitica e visse sul Monte Pellegrino. Quando Pio IV sciolse la comunità, passò ai Frati minori. Visse 24 anni nel convento di Santa Maria di Gesù a Palermo come cuoco, superiore, maestro dei novizi, infine ancora cuoco. Morto nel 1589, è santo dal 1807.
Etimologia: Benedetto = che augura il bene, dal latino
Martirologio Romano: A Palermo, san Benedetto Manassari, detto il Moro per il colore della sua pelle, che fu dapprima eremita e, divenuto poi religioso nell’Ordine dei Frati Minori, si mostrò umile in tutto e sempre pieno di fede nella divina Provvidenza.