Casteltermini, quella croce tra leggenda e misteri (Agrigento).
Dagli studi effettuati negli anni risulterebbe essere la croce paleocristiana più antica che si conosca al mondo. Il suo ritrovamento nella campagna di Chiuddia, dove oggi sorge l’Eremo di Santa Croce.Casteltermini, quella croce tra leggenda e …
La leggenda narra di un gruppo di mucche al pascolo nelle terre del feudo Vaccarizzo, che un giorno, durante il loro solito ruminare, all’improvviso iniziarono ad allontanarsi e a dirigersi verso est fino alla campagna di Chiuddìa, dove, arrivate in un determinato punto, si inginocchiavano.
Lo strano fenomeno non sfuggì al loro pastore, così come non gli sfuggì anche che ogni giorno, e per diversi giorni, le stesse vacche continuarono a recarsi nello stesso luogo su cui sistematicamente si inginocchiavano.
Stupito e incuriosito da tale comportamento, il pastore si recò nel punto che tanto sembrava interessare ai suoi animali e istintivamente iniziò a scavare. E fu spostando le zolle di terra che rimase letteralmente sbalordito da quello che trovò: un’enorme croce lignea, rozzamente lavorata e assemblata. Appena poté riprendersi dallo stupore della scoperta, pensò al modo per estrarre la croce dal terreno. Decise di legarla alle sue vacche in modo tale che potessero trainarla ma, incredulo, si accorse che non si spostava minimamente in nessuna direzione. Impotente, decise allora di recarsi nei feudi vicini per raccontare dello straordinario ritrovamento e per ottenere l’aiuto necessario per liberare la croce e poterla infine collocare in un sito idoneo.
In tanti e da molte località si recarono nel luogo della scoperta dove, estratta finalmente la croce, si decise di costruire una chiesa in cui poterla conservare al meglio e renderla visibile ai fedeli. Fu così che, a circa tre kilometri dal paese di Casteltermini, si edificò l’Eremo di Santa Croce, che ancora oggi è la chiesa che la custodisce.
Indiscutibili esami scientifici hanno chiarito che la croce è di legno di quercia ed è costituita da tre tronchi, lavorati grezzamente, resi a sezione quadrata e uniti tra loro da tre chiodi di ferro. Le sue misure sono notevoli – essendo infatti alta 3,49 metri e larga 2,25 – e presenta, inoltre, sulla sua sommità una piccola cavità rettangolare usata per potervi inserire una custodia che in passato probabilmente conteneva una reliquia.
Ma oltre alla leggenda appena narrata, che ne descriverebbe il singolare ritrovamento, vi è anche un’altra sorprendente curiosità che riguarda la croce di Casteltermini, che, così come chiaramente si può immaginare, ha da sempre attirato l’attenzione di numerosi studiosi +i quali si sono sin da subito interrogati sulla sua origine e sull’età che potesse avere.
La croce nel corso dei decenni è stata oggetto di molte analisi, la più importante delle quali risale al 1984 e fu realizzata a cura del prof. Francesco Lo Verde, il quale in quella occasione si rivolse al laboratorio dell’Istituto Internazionale per le Ricerche Geotermiche di Pisa, centro d’eccellenza che opera in sinergia con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (il CNR) e che risulta essere, da sempre, il laboratorio scientifico più importante d’Italia e tra i migliori d’Europa.
Quest’ultima circostanza, inoltre, è da associare all’ipotesi che la croce, verosimilmente, non sia stata realizzata utilizzando legno vecchio di secoli ma, al contrario, appena tagliato o reciso al massimo nei mesi o negli anni immediatamente precedenti, quindi sempre in pieno primo secolo a. C. E tale conclusione – associata agli esiti di un metodo indubbio – la renderebbe unica, in quanto quella di Casteltermini risulterebbe essere la croce paleocristiana più antica che si conosca al mondo, non esistendo infatti reperti di questo tipo aventi un’età più antica provata e certificata.