"Io verrò per radunare le mie pecore. Le radunerò nei miei pascoli fuor dalle caligini delle dottrine stolte e perniciose che dànno le febbri mortali dello spirito."

MARIA VALTORTA

(Gesù alla Valtorta)

(…) Figlia, scrivi:” Guai ai pastori i quali pascono se stessi”. Pastori d’anime e pastori di uomini. Miei sacerdoti e capi di nazioni.
La responsabilità tremenda di essere amministratori di vite e di Vite non può essere esplicata in santità e giustizia altro che se restate nella mia Santità e nella mia Giustizia. Non ve ne sono altre. Fuori di Dio e della sua Legge non vi è onestà continua di opere. Potrete reggere per qualche tempo, ma poi decadete e siete la rovina vostra e altrui.
Svisate la vostra missione; vi pascete in luogo di pascere.
Non vi esaurite nel compito santo e soave di irrobustire e guarire le anime, voi, primi pastori, e nel compito giusto e benedetto di tutelare i vostri sudditi, voi, secondi pastori. Avete perseguitato o trascurato.
Avete condannato o ucciso. O tremendo giudizio che vi aspetta!
Lo ripeto: le disperazioni dei soggetti ricadono su coloro che le suscitano.
Ogni smarrimento, ogni bestemmia su chi le fa sgorgare.
Ogni agonia d’anime, su quei sacerdoti che non sanno che essere rigoristi e senza carità.
Guai, guai, guai a voi potenti.
Ma sette volte guai a voi sacerdoti. Ché se i primi portano la morte più ai corpi che alle anime, voi siete responsabili della morte delle anime, cominciando da quelle dei potenti che non avete saputo contenere, o, quanto meno, non cercate di contenere con un fermo “Non licet”, ma che lasciate operino il loro male per un bugiardo ossequio che è tradimento a Cristo.
Io ve l’ho detto: “il buon pastore dà la vita per quella delle sue pecore”.
Voi badate a conservarvi la vostra; e le pecore, grandi e piccine, si sono disperse, preda ai feroci, e sono morte per essersi cibate di pascolo malsani.
Bisogna saper mettere il ferro al piede della grande pianta che nuoce. E non soppesare il pericolo che essa o le sue propaggini vi si rivoltino contro col ferro a togliervi la vita, ma agire per preservare la più alta Vita. Voi questo lo fate sempre meno e la rovina devasta la Terra e la rovina devasta gli spiriti.
Ora Io vi dico:” Ecco, Io stesso diverrò il loro Pastore.

Io verrò per radunare le mie pecore. Le radunerò nei miei pascoli fuor dalle caligini delle dottrine stolte e perniciose che dànno le febbri mortali dello spirito.

Le separerò, anzi da sé stesse si separeranno dai capretti e dagli arieti, perché udranno la Voce che li ama.
La udranno non più come ora, attraverso ai miei servi, ma sgorgante come fiume di Vita dalla bocca del Verbo, tornato a prendere possesso del suo Regno.
Raccoglierò con pietà le mie pecore, anche quelle che la vostra incuria ha rovinato. Ma via, via dal mio gregge i lupi in veste d’agnello, via i pastori infingardi, via gli avidi di ricchezze e di piacere.
Chi mi segue deve amare ciò che è netto e onesto.
Chi mi segue deve avere carità per il fratello e non impinguarsi lasciando ad altri miseria d’erba calpestata e sporca e acqua intorbidata da mene umane. E questo va anche a coloro che nelle congregazioni di laici non tendono che alle cariche solleticanti la boria.
Giù la superbia, se volete essere miei agnelli, e giù la durezza di cuore. Sono le corna pontute con cui ferite e respingete i mansueti e opprimete i deboli.

Quaderni – 28 ottobre 1943
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Mario Francesco Colucci condivide questo