Riccardo Terzo

GREST E LATINO

In queste settimane, un pensiero va dedicato ai giovani preti e seminaristi che sotto la stecca del sole sono costretti a lottare contro l’esaurimento nervoso: è la stagione dei GREST.

Cos’è il Grest?
Nella maggior parte dei casi, si tratta di un’attività con finalità meramente riempitive. Un parcheggio per bambini e ragazzi che nulla o poco ha a che fare con l’educazione cristiana e cattolica. Giochi, attività, campi estivi. Il tutto sotto la stecca del sole. In oratori spesso popolati da persone di altre religioni, che naturalmente devono seguire una precisa dieta religiosa.

Qual è lo spazio per l’annuncio cristiano?
Nullo o quasi.

Qual è il presupposto teorico?
Quello che i bambini e ragazzi siano dei “minus habentes”, una massa liquida e informe a cui impegnare il tempo. Non di certo persone dotate di un’anima immortale e profondamente assetate di verità di bellezza e di senso.

Questa è l’attività principale della parrocchia nella maggior parte dei casi, se non sei capace di fare il Grest, se non condividi l’ossatura teorica, non sei fatto per fare il prete.

Recentemente sono stati portati a otto gli anni di seminario, anni di pessimi studi, zero spiritualità, Pastoralismo di bassa lega e allo Stato becero.

Voi direte: in otto anni forse si studierà qualcosa.
No! Otto anni di nulla, di cattiva teologia, di una fede tutta orizzontale e antropologica.

Soprattutto Studiare il latino. Il latino dà l’accesso alle fonti, della teologia, della liturgia e alla patrologia.
Il latino dimostra con chiarezza il legame con il mondo classico sul quale si è innestato il virgulto del cristianesimo.
Basti pensare che la maggior parte delle grandi sintesi teologiche, specialmente in dogmatica e morale, non sono mai state tradotte.
Lo studio del latino in seminario creerebbe degli uomini liberi. Questo non deve accadere.

In questa congiuntura storica di chiesa, non c’è bisogno di uomini, men che meno di uomini liberi. C’è bisogno di galoppini dell’oratorio, di intrattenitori sociali e di imbonitori a buon mercato.

Un pensiero dunque a tutti i giovani sacerdoti che a prezzo di grandi sacrifici ai limiti dell’esaurimento nervoso cercano in questi mesi di conservare intatto il loro ministero e la coscienza del loro essere prete. Cercando di essere fedeli al breviario che li obbliga sotto pena di peccato grave in una giornata che spesso, dal mattino alla sera, è orientata all’intrattenimento.
Mentre i bambini e i ragazzi avrebbero bisogno di una parola che salva, di un esempio che li

aiuti a costruire la propria vita adulta.
Un pensiero ancora a quei seminaristi che non ce l’hanno fatta.

È ora di dire basta!
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Il GREST è proprio una attività riempitiva, prima che i giovani in buona parte fuggano dalle chiese e non vi facciano più ritorno.
Quindi il GREST non serve proprio a nulla per la vita ecclesiale